© 2019 Luigi Terenzi foto-del-circolo-a-comacchio

GPh a Comacchio

Il 19/5/2019 abbiamo fatto la gita di primavera. La metà 2019 erano le Valli di Comacchio.  Come ormai consuetudine ci ha guidati Valentina Bergamini che per l’occasione ha anche “prodotto”, per i fotogitanti, questa breve ma completa guida.   La gita è stata veramente bella e interessante. Un grazie di cuore da parte di tutti i soci alla Valentina.  

 

COMACCHIO

Si parcheggia in Via Mazzini e visita al LOGGIATO DEI CAPPUCCINI   una sequenza di 142 archi, sostenuti da altrettante colonne in marmo. Il Loggiato lungo 400 metri, fu fatto edificare per volere del cardinale Stefano Donghi nel 1647 e successivamente ricostruito in quanto distrutto da un terremoto. All’inizio del loggiato, verso il centro città, sorgeva la chiesa settecentesca di San Carlo, attualmente sconsacrata. Negli ultimi due secoli ha subito notevoli rimaneggiamenti. Il porticato conduce all’antico Santuario dedicato alla veneratissima immagine di Santa Maria in Aula Regia. A metà circa del porticato troviamo l’ingresso per la MANIFATTURA DEI MARINATI  L’Azienda Valli Comunali di Comacchio svolgeva le sue funzioni in tre ambiti fondamentali: la coltura ittica degli specchi vallivi e la pesca; la vigilanza contro la pesca di frodo; l’amministrazione interna e la commercializzazione del pescato.  A partire dal 1933 viene gestita dall’Azienda anche una fabbrica per la marinatura del pesce; attività svolta in precedenza da una miriade di privati.  L’intero ciclo di lavorazione delle anguille e delle acquadelle avveniva nei locali della manifattura: attività che si è protratta consecutivamente per oltre sessant’anni nella Manifattura dei Marinati che comprendeva la Calata, luogo di approdo delle barche per il conferimento del pesce, la Sala dei Fuochi con i suoi dodici camini utilizzati per la cottura delle anguille, la Sala degli aceti con i tini e le botti, la friggitoria per la cottura delle acquadelle. L’istituzione del nuovo laboratorio dell’”Anguilla marinata tradizionale delle Valli di Comacchio” ha permesso la ripresa della più tradizionale lavorazione della Città dei Trepponti.   

La SALA DEI FUOCHI è il “cuore” della Manifattura dei Marinati.La realizzazione della “Sala dei fuochi” risale all’inizio del ‘900. Il grande padiglione si connota per la presenza di dodici grandi camini posti sul lato orientale della Sala, disposti su una sola linea e distribuiti in cinque coppie a cui si aggiungono il primo e l’ultimo: ogni coppia di camini è intervallata da una nicchia. Sul tetto della Sala due grandi lucernai permettevano una perfetta aerazione dell’ambiente consentendo l’aspirazione del fumo e dei vapori che si sviluppavano durante la cottura delle anguille.   Riprendiamo  la macchina e ci dirigiamo  verso il centro città. Parcheggio presso Argine Fattibello (dietro alla COOP)

Visita ai TREPPONTI icona della Città di Comacchio è forse il suo monumento più famoso e importante.  Il Ponte dei Trepponti di Comacchio, chiamato spesso Ponte Pallotta o, più semplicemente, Trepponti, è una struttura architettonica di particolare interesse, un ponte diviso in tre parti che permette l’attraversamento del Canale Pallotta, arteria acquatica di collegamento con il Mare Adriatico. Il ponte, progettato da Luca Danese nel 1638 per volontà del cardinale Giovanni Battista Maria Pallotta, che volle dare un nuovo assetto urbanistico alla città, dopo decenni di incuria, è composto da ben cinque scalinate, che convergono in una struttura comune, e al di sotto della quale il canale Pallotta si “spezza” in quattro canali più piccoli, che si diramano nel centro cittadino.  Le torrette di guardia, aggiunte successivamente, testimoniano inoltre l’uso militare che veniva fatto del ponte, essendo il punto d’accesso alla città, e dovendo così garantire una difesa sicura in caso di attacco nemico.

Scesi dalla scalinata centrale dei Trepponti sulla nostra destra troviamo la  VECCHIA PESCHERIA di Comacchio che si affaccia sull’omonimo canale a pochi metri dal famoso ponte seicentesco Trepponti, ora sede di esposizioni d’arte e mostre fotografiche. Realizzata in laterizi faccia a vista legati con malta e orientata Nord Ovest-Sud Est, presenta una pianta rettangolare di circa m 19,5×8 con pareti alte più di m 4 e con copertura a doppio spiovente poggiante su un sistema di travature lignee a capriata. All’interno dell’edificio, lastricato in pietra, disposti su due file vi sono quattordici banchi di marmo per l’esposizione del pescato. Tra la terza e la quarta finestra nel lato Nord una piccola nicchia conserva un’immagine votiva, a sottolineare l’antico legame tra il mestiere della pesca e fede religiosa. Le barche cariche di pesce attraccavano e scaricavano la merce davanti alla pescheria arrivando direttamente dal mare poiché era possibile risalire il canale Pallotta dalle lagune costiere fino a Comacchio, entrare in città tramite il fortificato Trepponti e scendere davanti alla pescheria, garantendo la freschezza del cibo. La costruzione della Pescheria di Comacchio che risale al XVII secolo con importanti restauri nel 1887 si collega direttamente al grande rinnovamento architettonico che la città conobbe con il definitivo passaggio allo Stato della Chiesa nel 1598, dopo secoli di dominio estense. Il potenziamento della rete di canali navigabili migliorò ulteriormente la principale risorsa di Comacchio, ossia la pesca delle anguille.

In fondo a Via della Pescheria troviamo il bellissimo PONTE DEGLI SBIRRI  eretto nel 1631-1635 e progettato dall’architetto Luca Danese di Ravenna per volere del Cardinale Pallotta, è un manufatto originale costituito da tre arcate in mattoni e pietra d’Istria. Il “ponte delle Carceri o degli Sbirri” prende il nome dalle prospicienti carceri mandamentali, che un tempo ospitavano i detenuti di Comacchio, per la maggior parte pescatori di frodo o “fiocinini”. Sul Ponte degli Sbirri si innesta un quadrivio di canali che costituisce lo snodo d’acqua principiale della città, da cui era possibile navigare in direzione del mare a est, verso il centro a nord, verso le Valli a sud, attraverso la Porta San Pietro, verso la zona destinata ai mercati a ovest. Da qui si stende verso sud il bellissimo quartiere di San Pietro, rimasto integro nel tempo. Sul quadrivio si affaccia la maggiore concentrazione di emergenze architettoniche

Scesi dal Ponte degli Sbirri si gira a sinistra in in via Agatopisto, “nom de plume” del poeta arcadico Appiano Buonafede (1716-1793), qui si eleva imponente l‘ANTICO OSPEDALE DEGLI INFERMI . Ora è  la sede del museo archeologico “Delta Antico”.  Pregevole testimonianza del riformismo pontificio del secondo Settecento, venne realizzato con sacrifici enormi della comunità comacchiese. Il bel prospetto anteriore si inserisce nel contesto urbano quasi con le medesime valenze di una cattedrale, con il grande atrio colonnato che regge un timpano di stile classico, sul quale si affacciano due eleganti campanili di morbido disegno barocco. Ai lati, a destra la Chiesetta di San Pietro e a sinistra la Spezieria. All’interno un elegante scalone monumentale conduce ai vasti saloni di ricovero del piano superiore, ariosi e luminosi in accordo con le teorie mediche illuministiche. Una tela di anonimo del XIX secolo effigia San Camillo, al quale il Tempio della salute viene dedicato, mentre assiste un infermo, sullo sfondo figura, nella parte centrale, la facciata della fabbrica dell’ospedale e, in alto, la Madonna con il Bambino e San Cassiano, protettori della città. Il nosocomio, in funzione fino alla metà degli anni settanta del secolo appena trascorso, è stato oggetto di un recente restauro.

Di fronte all’Antico Ospedale degli Infermi  e vicino al Ponte degli Sbirri, che prende il nome dalle antiche carceri al suo fianco, nel luogo in cui sorgeva un tempo il Bargello, si trova ora PALAZZO BELLINI, dal nome dell’originario proprietario, l’imprenditore locale Luigi Bellini senior (1831-1908). Sontuoso, per il contesto edilizio in cui si colloca, è un grande edificio su due piani dal prospetto segnato da eguale numero di ordini di grandi finestre incorniciate da mostre marmoree con archi a tutto sesto al piano terra e triangolari al piano superiore, diviso orizzontalmente da una larga fascia marcapiano in calcare decorata a motivi geometrici e floreali.  Una seconda fascia chiude superiormente la veduta, mentre un balcone con ringhiera in ferro battuto sovrasta il portale marmoreo d’ingresso. All’interno, molte sale presentano soffitti decorati dal pittore bolognese Ferdinando Torchi, che aveva sposato Veturia Bellini, figlia di Luigi. Il palazzo signorile costruito nella seconda metà dell’Ottocento, è attualmente sede della Biblioteca Civica L. A. Muratori e dell’Archivio Storico Comunale. Ospita come Galleria d’Arte le numerose mostre che tradizionalmente vi vengono organizzate.

Percorriamo tutta via Agatopisto fino al ponticello e ritorno sempre su via Agatopisto dalla parte opposta del canale fino a incrociare di nuovo il Ponte degli Sbirri.  Attraversato il Ponte degli Sbirri percorriamo Via Fogli sempre costeggiando il canale fino alla Piazzetta Ugo Bassi dove troviamo LA TORRE CIVICA e LA LOGGIA DEL GRANO Siamo nel centro della città, qui possiamo vedere la Torre Civica (o Torre dell’orologio) e la Loggia del Grano, incastonate ai fianchi di quello che prima della sua demolizione, avvenuta nel secolo XIX, era lo splendido Ponte di Piazza sotto le cui arcate proseguivano indisturbate le acque del canale che da San Pietro attraversando tutta la città da nord a sud, sboccava al Porto del Carmine su Valle Isola.  La torre è la ricostruzione ottocentesca di un’antica torre del Trecento, rovinata al suolo nel 1816. Nella nicchia semicircolare è stata inserita una bella statua in pietra della Madonna con il Bambino, forse del Seicento. Dal 1872 la torre viene dotata di un orologio meccanico.

La Loggia del Grano, una delle prime opere della renovatio urbis pontificia del Seicento, fu edificata durante la legazione del cardinale Giacomo Serra (1615-1623). Colonne in pietra d’Istria libere e pilastri in laterizio sostenevano al piano superiore il granaio della pubblica provvigione, un’aula rettangolare, rivestita all’esterno da un semplice paramento in laterizi a vista, alleggerito da aperture di taglio quadrato nitidamente incorniciate. Recente è la sua attribuzione all’architetto ferrarese Giovan Battista Aleotti, detto l’Argenta.

In fondo alla Piazzetta Ugo Bassi troviamo IL DUOMO DI  SAN CASSIANO E IL CAMPANILE DI COMACCHIO.  La Cattedrale di San Cassiano si erge maestosa in Piazza XX Settembre. Le antiche origini della diocesi sono incerte, una lapide conservata in sacrestia attribuisce al vescovo Vincenzo nel 708 la fondazione della prima cattedrale romanica dedicata al santo. L’attuale, progettata dall’architetto romano Angelo Cerruti e consacrata nel 1740, appare, specie se contestualizzata allora, davvero di una grandezza spropositata se raffrontata al contesto urbano, che domina con la sua mole imponente. La facciata in mattoni, ad eccezione dei capitelli, dei basamenti delle paraste, dell’alto zoccolo e del prominente cornicione mediano, tutti in pietra d’Istria, segue i canoni estetici dell’epoca. La struttura interna è ad unica navata centrale con cappelle laterali. Scenografico sullo sfondo l’imponente altare in marmo con angeli ai lati, complementare alla finta ancona monocroma del bolognese Giuseppe Gotti, con i santi Mauro e Nicola da Tolentino che circondano la cinquecentesca immagine lignea di San Cassiano, il protettore della città e della diocesi. Di particolare interesse anche il coro, dono del vescovo d’Arcano, che gira attorno all’intera abside in duplice ordine di stalli e l’organo costruito nel 1728 da Gian Domenico Traeri, collocato sopra la porta centrale d’ingresso. Nella piazza sul fianco del duomo si innalza coeva la Torre Campanaria, opera del veneziano Giorgio Fossati. All’entrata della chiesa una tavola pittorica illustra l’ambizioso progetto originale, che si ridusse di altezza, perdendo lo slancio iniziale, a seguito di un crollo verificatosi a lavori praticamente ultimati nel 1757 che lasciò intatta solo la base in pietra d’Istria. Il campanile fu riedificato dopo oltre un secolo nel 1868.

Si riprende la macchina per raggiungere in Valle il BETTOLINO DI FOCE e fare un’escursione lungo i canali interni dello specchio vallivo, per ammirare la bellezza di un’oasi spettacolare, dove dimorano centinaia di specie di uccelli acquatici e una numerosa colonia di fenicotteri. La guida ambientale a bordo  vi accompagnerà alla scoperta dell’ambiente naturale e delle stazioni da pesca, gli antichi “casoni”.  La visita comprende la sosta agli antichi casoni di pesca restaurati e trasformati in autentici musei dove trovano posto le suppellettili e gli strumenti legati all’attività della pesca. All’interno di questi edifici seicenteschi è stato riprodotto il tipico ambiente di valle.  Nei pressi dei casoni si possono ammirare i vecchi “lavorieri” che avevano la funzione di catturare il pesce che dalla valle andava verso il mare. L’escursione permetterà di scivolare in barca lungo i canali interni dello specchio vallivo su un circuito circolare che, sulla via del ritorno, prevede la navigazione in valle aperta, passando nei pressi di un’altra emergenza architettonica di valle: Casone Donnabona.

 

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